Rizzoli editore, 2022, pagg. 454. Incipit "Nel 1961, quando le donne giravano in chemisier, frequentavano circoli di giardinaggio e trasportavano allegramente legioni di bambini in automobili prive di cintura di sicurezza; quando nessuno poteva ancora immaginare l'imminente nascita di un movimento epocale, né tantomeno che chi l'aveva sostenuto avrebbe trascorso i successivi sessant'anni a parlarne e raccontarlo; quando le grandi guerre erano ormai finite e quelle segrete appena iniziate e la gente cominciava a pensare in modo nuovo e a credere che tutto fosse possibile, la madre trentenne di Madeline Zott si alzava ogni mattina prima dell'alba, certa di una sola cosa: che per lei la vita era finita". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Non permettete che i vostri talenti restino in letargo, signore mie. Progettate e costruite il vostro futuro. Stasera, tornate a casa, chiedetevi che cosa cambierete. E mettetevi all'opera". Gli oli essenz...
Rizzoli editore, 2022, pagg. 454.
Incipit
"Nel 1961, quando le donne giravano in chemisier, frequentavano circoli di giardinaggio e trasportavano allegramente legioni di bambini in automobili prive di cintura di sicurezza; quando nessuno poteva ancora immaginare l'imminente nascita di un movimento epocale, né tantomeno che chi l'aveva sostenuto avrebbe trascorso i successivi sessant'anni a parlarne e raccontarlo; quando le grandi guerre erano ormai finite e quelle segrete appena iniziate e la gente cominciava a pensare in modo nuovo e a credere che tutto fosse possibile, la madre trentenne di Madeline Zott si alzava ogni mattina prima dell'alba, certa di una sola cosa: che per lei la vita era finita".
La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Non permettete che i vostri talenti restino in letargo, signore mie. Progettate e costruite il vostro futuro. Stasera, tornate a casa, chiedetevi che cosa cambierete. E mettetevi all'opera".
Gli oli essenziali da utilizzare durante la lettura:
gocce di ylang ylang e arancio dolce per ritrovare l'atmosfera emotiva e coinvolgente e il tono allegro, leggero e ironico del romanzo.
Bonnie Garmus ha lavorato come direttrice creativa e copywriter, occupandosi principalmente di tecnologia, educazione e medicina. Originaria di Seattle, ha vissuto in Svizzera e in Colombia, per poi stabilirsi a Londra. "Lezioni di chimica" è il suo esordio narrativo, pubblicato in più di 34 Paesi.
Pensieri luminosi
Ci sono libri
che arrivano nel momento giusto. Non sai bene perché li scegli, ma poi capisci
che avevi bisogno proprio di quella storia. "Lezioni di chimica" per me è
stato così.
All’inizio pensavo di trovarmi davanti a un romanzo leggero, magari
carino, uno di quelli da leggere senza troppe aspettative. E invece mi sono
ritrovata completamente dentro la vita di Elizabeth Zott, una protagonista che
non cerca mai di essere simpatica e proprio per questo finisce per esserlo,
in modo autentico e disarmante. Elizabeth non è facile. Non addolcisce quello
che pensa, non si adatta, non si piega. È una donna brillante in un mondo che
non sa cosa farsene della sua intelligenza, se non ridimensionarla.
Leggere
la sua storia, pagina dopo pagina, è stato a tratti frustrante, a tratti
doloroso, ma anche incredibilmente liberatorio. Ci sono momenti in cui ho
provato rabbia: per le ingiustizie che subisce, per quanto le venga
tolto, per quanto debba continuamente dimostrare il suo valore. Ma è proprio in
quella rabbia che il libro trova la sua forza: non cerca di renderla più
“accettabile”, non smussa gli angoli, non la trasforma in qualcosa di più
facile da digerire. Elizabeth resta sé stessa, sempre. Poi, quasi senza
accorgermene, mi sono affezionata. Non in modo immediato, ma piano piano, come
succede con le persone vere.
Una delle cose che ho amato di più è il modo in
cui questa storia riesce a mescolare leggerezza e profondità. Ci sono momenti
ironici, persino divertenti, che arrivano quando meno te lo aspetti. Ci
sono passaggi che ti restano addosso, che ti fanno fermare un attimo e pensare.
Il programma di cucina, ad esempio, è uno degli elementi più sorprendenti del
libro. Non è solo un espediente narrativo: diventa quasi un simbolo. Elizabeth
trasforma qualcosa di quotidiano e spesso sottovalutato in uno spazio di
libertà, di conoscenza, di consapevolezza; in quel gesto c’è qualcosa di
profondamente potente. Questo romanzo parla di tante cose: del ruolo delle
donne, delle aspettative sociali, della solitudine, dell’amore, della perdita.
Ma soprattutto, secondo me, parla del coraggio di non diventare quello che gli
altri vogliono. Non è una storia perfetta. Alcuni sviluppi si intuiscono prima
che arrivino, e a volte avrei voluto essere sorpresa di più. Però,
sinceramente, non è questo il punto. Il vero cuore del libro sta nelle emozioni
che riesce a trasmettere, nella sensazione di aver vissuto qualcosa insieme ai
personaggi.
"Lezioni di chimica" è uno di quei libri che non si limitano a
raccontare una storia: ti fanno sentire qualcosa. Ti fanno arrabbiare,
sorridere, riflettere. E quando lo chiudi, ti resta addosso una specie di eco. Non
è stata solo una lettura piacevole, ma una di quelle che, anche in modo silenzioso, ti
cambiano un po’. Forse è proprio per questo che vale la pena leggerlo.




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