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"Tu che non parli" di Graziella Bonansea

VandA Edizioni, 2025, pagg. 334. Incipit "Di notte il caldo è insopportabile. Il sudore incolla braccia, gambe, schiena al lenzuolo. Ogni  minima oscillazione aumenta quel senso di soffocamento che arriva alle narici. E se nel letto si è in due è anche peggio. Un solo scatto aggrava il malessere generale. Il caldo mette chiunque sotto una cappa rovente. Il caldo divide, scompone, e le figure si moltiplicano come nel deserto, quando i vapori si alzano dalla sabbia". Pensieri luminosi Ci sono libri che fanno rumore, e poi ce ne sono altri che scelgono di restare in silenzio. Tu che non parli appartiene a questi ultimi: non entra nella vita del lettore con forza, ma si insinua piano, come una luce bassa che non disturba e proprio per questo illumina meglio.  Al centro del romanzo ci sono tre donne Bianca, Rachele e Rosita  legate da un filo che non è solo familiare, ma emotivo, quasi invisibile. La storia prende forma attorno a un’assenza, a una perdita che non viene mai ra...

"Lezioni di chimica" di Bonnie Garmus



Rizzoli editore, 2022, pagg. 454.


Incipit

"Nel 1961, quando le donne giravano in chemisier, frequentavano circoli di giardinaggio e trasportavano allegramente legioni di bambini in automobili prive di cintura di sicurezza; quando nessuno poteva ancora immaginare l'imminente nascita di un movimento epocale, né tantomeno che chi l'aveva sostenuto avrebbe trascorso i successivi sessant'anni a parlarne e raccontarlo; quando le grandi guerre erano ormai finite e quelle segrete appena iniziate e la gente cominciava a pensare in modo nuovo e a credere che tutto fosse possibile, la madre trentenne di Madeline Zott si alzava ogni mattina prima dell'alba, certa di una sola cosa: che per lei la vita era finita".


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Non permettete che i vostri talenti restino in letargo, signore mie. Progettate e costruite il vostro futuro. Stasera, tornate a casa, chiedetevi che cosa cambierete. E mettetevi all'opera".



Gli oli essenziali da utilizzare durante la lettura:
gocce di ylang ylang e arancio dolce per ritrovare l'atmosfera emotiva e coinvolgente e il tono allegro, leggero e ironico del romanzo.





Un po' di luce sull'autrice
Bonnie Garmus ha lavorato come direttrice creativa e copywriter, occupandosi principalmente di tecnologia, educazione e medicina. Originaria di Seattle, ha vissuto in Svizzera e in Colombia, per poi stabilirsi a Londra. "Lezioni di chimica" è il suo esordio narrativo, pubblicato in più di 34 Paesi. 


Pensieri luminosi

Ci sono libri che arrivano nel momento giusto. Non sai bene perché li scegli, ma poi capisci che avevi bisogno proprio di quella storia. "Lezioni di chimica" per me è stato così. 
All’inizio pensavo di trovarmi davanti a un romanzo leggero, magari carino, uno di quelli da leggere senza troppe aspettative. E invece mi sono ritrovata completamente dentro la vita di Elizabeth Zott, una protagonista che non cerca mai di essere simpatica e proprio per questo finisce per esserlo, in modo autentico e disarmante. Elizabeth non è facile. Non addolcisce quello che pensa, non si adatta, non si piega. È una donna brillante in un mondo che non sa cosa farsene della sua intelligenza, se non ridimensionarla. 
Leggere la sua storia, pagina dopo pagina, è stato a tratti frustrante, a tratti doloroso, ma anche incredibilmente liberatorio. Ci sono momenti in cui ho provato rabbia: per le ingiustizie che subisce, per quanto le venga tolto, per quanto debba continuamente dimostrare il suo valore. Ma è proprio in quella rabbia che il libro trova la sua forza: non cerca di renderla più “accettabile”, non smussa gli angoli, non la trasforma in qualcosa di più facile da digerire. Elizabeth resta sé stessa, sempre. Poi, quasi senza accorgermene, mi sono affezionata. Non in modo immediato, ma piano piano, come succede con le persone vere. 
Una delle cose che ho amato di più è il modo in cui questa storia riesce a mescolare leggerezza e profondità. Ci sono momenti ironici, persino divertenti, che arrivano quando meno te lo aspetti. Ci sono passaggi che ti restano addosso, che ti fanno fermare un attimo e pensare. Il programma di cucina, ad esempio, è uno degli elementi più sorprendenti del libro. Non è solo un espediente narrativo: diventa quasi un simbolo. Elizabeth trasforma qualcosa di quotidiano e spesso sottovalutato in uno spazio di libertà, di conoscenza, di consapevolezza; in quel gesto c’è qualcosa di profondamente potente. Questo romanzo parla di tante cose: del ruolo delle donne, delle aspettative sociali, della solitudine, dell’amore, della perdita. Ma soprattutto, secondo me, parla del coraggio di non diventare quello che gli altri vogliono. Non è una storia perfetta. Alcuni sviluppi si intuiscono prima che arrivino, e a volte avrei voluto essere sorpresa di più. Però, sinceramente, non è questo il punto. Il vero cuore del libro sta nelle emozioni che riesce a trasmettere, nella sensazione di aver vissuto qualcosa insieme ai personaggi. 
"Lezioni di chimica" è uno di quei libri che non si limitano a raccontare una storia: ti fanno sentire qualcosa. Ti fanno arrabbiare, sorridere, riflettere. E quando lo chiudi, ti resta addosso una specie di eco. Non è stata solo una lettura piacevole, ma una di quelle che, anche in modo silenzioso, ti cambiano un po’. Forse è proprio per questo che vale la pena leggerlo.


La scrittrice Bonnie Garmus



 

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