Passa ai contenuti principali

"Scialacca" di Kristine Maria Rapino

Sperling & Kupfer editore, 2025, 306 pagg. Incipit "Non l'aveva riconosciuto subito. Li aveva visti avanzare insieme, nella calura ancora estiva di quel tardo settembre. A piedi, lungo la strada sterrata interdetta alla circolazione. Erano in due: sagome all'altezza dell'orizzonte. Lontane. Troppo, perché potesse distinguerle. Se n'era accorto per caso, Gillo Lomonaco, mentre dal terzo gradino della scala a pioli sostituiva una lampadina in veranda. Per istinto, aveva abbassato la testa quel tanto che bastava a superare l'ingombro visivo del paralume di ferro e individuare la fermata dell'unica autolinea a raggiungere quella frazione di Sanmichele fuori stagione". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Era stato quel mare per primo ad invitarla al battesimo delle cose. A suggerire un finale diverso alla bambina che si accontentava di tenere sulla mensola la sabbia di spiagge lontane, conservata nei contenitori di plastica per rullini ripo...

"Non dimenticare i fiori" di Kawamura Genki


 

Titolo originale "Hyakka".

Traduzione di Anna Specchio.

Casa editrice Einaudi, 2019, pagg. 319.


Incipit

"Quando aprì la porta, il cielo era una distesa di giallo.
Non c'era una nuvola, ma non si vedeva neanche il sole. Yuriko si mise in cammino e all'angolo in fondo alla strada svoltò a sinistra. Devo sbrigarmi, Izumi arriverà a momenti. Schierate lungo i lati della leggera discesa c'erano casette indipendenti più o meno tutte grandi uguali. Da una in particolare, poi, giungeva una melodia suonata al pianoforte".
 
 
Pensieri luminosi 
 
Il quasi quarantenne Izumi vive in Giappone. Lavora presso una casa discografica, dove ha conosciuto la moglie Kaori, dalla quale fra qualche mese avrà un figlio.
Nel complesso si sente un uomo realizzato, nonostante le beghe lavorative, ma serba paure e insicurezze su ciò che sarà il suo futuro ruolo di padre.
I suoi pensieri si mescolano qualche tempo dopo ad altri timori nei confronti della madre Yuriko, un tempo insegnante di musica, che dimostra giorno dopo giorno una memoria traballante e comportamenti strani ed anomali. Inizia da qui, negli anfratti bui della mente, un percorso della memoria e della sua perdita.
L'autore di questo romanzo porta a galla tutta la destabilizzazione umana nel momento in cui la mente non ricorda più come un tempo, ma si affievolisce e diventa come un soffio di vento pronto a scomparire dietro i palazzi e si trasforma in polvere di un passato che esiste solo se se ne fa memoria, se lo si cristallizza con una Polaroid, se diventa pillola di saggezza, una parola gentile, un gesto o una dimostrazione d'affetto.
Nel momento in cui le viene diagnosticata la malattia, Izumi ha un crollo emotivo.
Il libro intraprende un viaggio che, seppur dilaniato dalla "dimenticanza", rifulge nella "ricordanza" commovente di chi erano un tempo madre e figlio.
Il titolo, già evocativo in sè, diventerà quel filo rosso di tenerezza  che li ri-definirà per sempre, nei colori dei più svariati fiori da innaffiare con acqua fresca e cristallina  e togliere i petali rinsecchiti. 
Più che nei dialoghi, scarni ma pur sempre essenziali e non meno intensi, acquistano valore assoluto uno sguardo profondo, un tramonto osservato insieme, il preparare dolci speciali e pietanze succolente.
Il cibo, descritto e nominato con una certa ripetitività, diventa essenza d'amore, un rituale che si tramuta in rispetto di un tempo sostanzioso. Ritrovarsi, attendere che qualcuno cucini per te è eccitante; diventa amore gustoso, pastoso; è amore da mangiare e gustare con tutti i sensi.
Ma per Yuriko il tempo dell'esistenza ha un blocco importante; come se in una corsa ad ostacoli i buchi neri delle pozzanghere si allargassero sempre di più e ci si finisse dentro.
La lettura mi ha coinvolto molto, per quella sorta di "sottrazione emotiva", per quelle frasi asciutte, la forma concisa ma infinitamente evocativa.
Se Izumi e Kaori attendono il proprio figlio che avrà una mente che si riempirà di ricordi, al contempo abbracciamo con rispetto quella di Yuriko che, all'opposto, si sta svuotando di ricordi e con il suo corpo che man mano si rimpicciolisce, rischia di scomparire.
La penna poetica dell'autore gioca a rincorrere le parole ricordare-dimenticare, in una continua lotta a trattenere ciò che è importante e a lasciare il superfluo.
Nella vicenda c'è anche un "vuoto" che coinvolge ancora madre e figlio e io lettrice; una fuga, un segreto che si disvela in tutta la sua angosciosa verità nel "ricordo del non ricordo", cioè nell'elaborazione di un evento che era stato dimenticato ma questa volta in modo volontario, perchè il ricordare produce dolore.
Tante sono le pagine che offrono innumerevoli suggestioni e momenti di riflessione, come ad esempio la musica, le note che l'anziana Yuriko riporta sul pianoforte con fatica ma con altrettanto orgoglio cerca di ritrovare,  di farsele di nuovo amiche e ri-ascoltare ancora una volta la melodia del cuore, il ritmo incessante della vita e donarlo al proprio figlio, che grazie a questa nuova melodia riesce ad entrare nella stessa lunghezza d'onda della madre  e ascoltare così un'indimenticabile performance da applausi.
Chi non ricorda le tracce di sè merita tutto il nostro rispetto, perchè se loro non sanno più chi siamo, noi sappiamo chi sono loro tra i ricordi  di quei fuochi d'artifico a metà, meravigliosi perchè lasciano spazio alla fantasia e vengono ricordati così nella loro unicità, dimenticati e ricordati nuovamente.


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Ma l'ironia vuole che tra gli esseri umani ci sia equilibrio. - Equilibrio. Izumi ripetè quella parola per imprimersela bene a mente. Per madre e figlio l'equilibrio consisteva nella formula c'è Yuriko e c'è Izumi".
 
 
 
Gli oli essenziali durante la lettura:
tre gocce di pompelmo e tre gocce di cannella da sciogliere nel bruciatore di essenze con candela bianca neutra, per ripercorrere il cammino emotivo dei protagonisti,  affrontare le sfide della vita e riappropriarsi del valore dei sentimenti.
 
 
 
Un po' di luce sull'autore
Kawamura Genki (Yokohama, 1979) è uno scrittore giapponese. Dopo una laurea presso la facoltà di Lettere della Jochi Daigaku, collabora alla produzione di film di successo tra cui "Train man" e "Your name". Nel 2011 si aggiudica il premio Kumamoto per i giovani produttori cinematografici.
 
 
Bibliografia essenziale:
- "Se i gatti scomparissero dal mondo" (2012);
- "Million Dollar Man" (2014), non tradotto in Italia.




 Lo scrittore Kawamura Genky

Per l'acquisto del libro






 

 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

"Prima che sia troppo amarti" di Annalisa Teggi

    Il Timone editore, 2024, pagg. 188.   Incipit "Se l'era cercata. Diana correva al buio pensando ai commenti sul suo necrologio. Non staccava gli occhi dall'unica luce davanti a sé. Aperti h24, un'insegna così anonima di giorno. Arrivarci, presto. Sentiva ancora addosso il fiato di alcol e sudore. Una voce roca era rigurgitata fuori da un angolo della strada. Un'ombra viva, arrabbiata o isterica si era sollevata da terra spalancando le braccia verso di lei. Un forte colpo a terra e una risata cavernosa. La stava rincorrendo?  O era rimasto in quel cantuccio nero di marciapiede?".   Pensieri luminosi Nel vocabolario   la parola "troppo" è sia un avverbio che un aggettivo e in entrambi i casi la definiscono come una quantità eccessiva, qualcosa più  del dovuto, più del giusto.  In definitiva sia che lo si qualifichi come avverbio o aggettivo, "troppo" ha un connotazione negativa e lo si può affiancare allo spreco come quello alimentare; o...

"Lisa Cannella. Diario di un burnout" di Elisabetta Ferone

  Bookabook editore, 2024, pagg. 151.   Incipit "Ma voi la conoscete la leggenda delle cappuzzelle del Palazzo Donna Elena? Mo ve la racconto un'altra volta, la dottoressa forse non la conosce. La signora Maria ha questo forte legame con il Donna Elena, come lo chiamano da queste parti, ed è impossibile evitare di fermarsi con lei almeno una volta passando di qui. Tutti devono essere informati della leggenda che interessa il palazzo. Ogni faccia nuova deve necessariamente sapere. Una tappa obbligata, un dazio".   Pensieri  luminosi  Il burnout è quell'insieme di sintomi che provengono da una situazione stressante continuativa legata ad un contesto lavorativo. In un quadro così logorante a livello psico-fisico la persona non riesce più a disporre delle sue risorse per fronteggiare un tale logoramento. Ecco che allora si arriva ad un punto tale che non si è più capaci di rispondere, fronteggiare una situazione complessa e si va incontro a sintomi molto spiacevoli,...

"Le anime forti" di Jean Giono

Titolo originale "Les ames fortes". Traduzione dal francese di Riccardo Fedriga. Casa editrice Neri Pozza, 2011, pagg. 286.     Incipit "Siamo qui per vegliare il corpo del povero Albert. Grazie, entrate pure, accomodatevi. Non ti devi affaticare, ti aspetta una giornata difficile. Va a riposarti. Saremo qui noi questa notte. Oh! Non riuscirò certo a dormire. Prova a sdraiarti un po'. Non posso restare qui? Ormai stai in piedi solo a forza di nervi, se loro ti abbandonano caschi a terra come un sacco di cucchiai. Quando penso... Non ci pensare. Vai a dormire".     Pensieri luminosi   In questo romanzo ci troviamo nella campagna francese a metà Novecento. L'atmosfera è alquanto buia e misteriosa, per certi versi gotica e paradossale. La maggior parte della servitù, presso il castello di Percy, sta vegliando il corpo senza vita di un uomo durante la notte. Servono candele, affinchè il defunto possa essere riconosciuto; molti di loro infatti, per paure ancestra...