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"Scialacca" di Kristine Maria Rapino

Sperling & Kupfer editore, 2025, 306 pagg. Incipit "Non l'aveva riconosciuto subito. Li aveva visti avanzare insieme, nella calura ancora estiva di quel tardo settembre. A piedi, lungo la strada sterrata interdetta alla circolazione. Erano in due: sagome all'altezza dell'orizzonte. Lontane. Troppo, perché potesse distinguerle. Se n'era accorto per caso, Gillo Lomonaco, mentre dal terzo gradino della scala a pioli sostituiva una lampadina in veranda. Per istinto, aveva abbassato la testa quel tanto che bastava a superare l'ingombro visivo del paralume di ferro e individuare la fermata dell'unica autolinea a raggiungere quella frazione di Sanmichele fuori stagione". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Era stato quel mare per primo ad invitarla al battesimo delle cose. A suggerire un finale diverso alla bambina che si accontentava di tenere sulla mensola la sabbia di spiagge lontane, conservata nei contenitori di plastica per rullini ripo...

"Diario" di Rutka Laskier



 

Introduzione di Zahava Laskier Scherz con la traduzione dal polacco di Laura Quercioli Mincer.

Postfazione di Marek Halter con la traduzione dal francese di Alberto Cristofori.

Casa editrice Bompiani, 2008, pagg. 172.


Pensieri  luminosi

Questo libro è la testimonianza autentica di una giovane ragazza ebrea, cresciuta in una città della Polonia e della sua quotidianità che va dal gennaio all'aprile del 1943, quando fu deportata al campo di sterminio di Auschwitz.
Desidero soffermarmi, per raccontare di questo testo, partendo dalla parola che lo definisce: diario.
Rutka scriveva di quei terribili giorni, mentre era segregata nel ghetto e in quelle sessanta pagine ha tentato di capire il suo destino e di comprendere ciò di cui aveva bisogno.
Il suo bisogno necessario era di raccontarsi ciò che accadeva attorno a lei, in quei momenti difficili, nell'attesa che qualcosa accadesse, che qualcuno arrivasse a sbloccare una situazione snervante e di cui lei sapeva già l'epilogo.
Ma, nonostante sapesse che il suo destino era segnato dal male che in quel periodo era sceso sulla terra, ha testimoniato con fogli bianchi ed inchiostro, il desiderio di affrontare i giorni che le restavano non nel modo di chi cerca di darsi una speranza, ma con la grinta di non lasciarsi andare alla disperazione, alla più cupa rassegnazione. Il suo è stato un modo di reagire alle avversità in modo costruttivo. Raccontandosi di sè si è permessa il coraggio di guardare in faccia la paura, la desolazione, il terrore e narrandoli li ha in qualche modo esorcizzati. Questo le ha anche permesso di vivere una particolare tappa della sua giovane esistenza, nonostante tutto. Ecco allora che l'adolescente Rutka cerca di gustare in ogni attimo la vita che le rimane attraverso la lettura dei libri e tramite essi riesce ad essere essa stessa narratrice acuta. Con fare poetico scopriamo che i paesaggi che la circondano assomigliano a lande desolate, con i cieli grigi che avvolgono la città e il fiume ghiacciato che fa da sfondo al castello all'orizzonte.
Ma soprattutto ci racconta del suo periodo di adolescente innamorata: i primi turbamenti, le gelosie tra le amiche, uno sguardo veloce a quel ragazzo che le piace e sembra ricambiare, il batticuore di un sorriso. Il suo è un cuore che sente come quello che avevano gli adolescenti prima di lei, di quelli di oggi e di quelli che lo saranno. Non c'è differenza se non di tipo temporale; Rutka è quella ragazzina dagli occhi vispi che possiamo incontrare oggi, che osserva il mondo con un misto di timore e curiosità sul domani. Ma la Rutka di quei giorni sapeva che il domani aveva il colore della morte, conosceva il destino crudele degli ebrei. Aveva visto con i suoi occhi bambini orfani di genitori deportati abbandonati a sè stessi, vagare per le strade senza cibo o di quell'agente della polizia polacca picchiare un anziano ebreo che, scivolando su un sasso sporgente, era morto sbattendo la testa e altre simili atrocità.
Ma lei si aggrappa ancora una volta ad una parvenza di normalità, la cerca, la desidera, perchè nonostante tutto sente di meritarsela. Il suo tempo di ragazza non tornerà più e in generale il suo tempo di essere umano forse sta per scadere, ma non lo vuole aspettarlo piangendo;  ancora una volta presa da un'antico entusiasmo oltre le pagine del diario, in una sorta di scacco al destino tra la fantasia e la realtà, il sogno e il desiderio scrive di un episodio dal valore metaforico e simbolico altissimo e significativo del desiderio di libertà, da respirare profondamente e riempirsi l'anima.
Interessante è anche la postfazione che ci narra della nascita della nazione polacca ricca di riferimenti storiografici e della vita degli ebrei in questi luoghi nei secoli.
Lascio a voi scoprire le altre mille sfumature del racconto di Rutka, correlata di foto di lei, della sua famiglia e di tante altre immagini e di come è stato rinvenuto il suo prezioso diario.


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Quel poco di fede che un tempo possedevo è svanita del tutto, se Dio esistesse certamente non permetterebbe che la gente sia gettata viva dentro i forni, che ai bambini piccoli si spacchi la testa con il calcio dei fucili, o che li si chiuda nei sacchi e li si faccia morire con il gas".
 
 
 
Gli oli essenziali da utilizzare durante la lettura: 
tre gocce di mirra e tre gocce di sandalo da sciogliere nel bruciatore di essenze con candela bianca neutra, per avere quella capacità di andare in profondità e meditare sugli eventi entrando con empatia nelle emozioni.
 



Un po' di luce sull'autrice 
Rutka Laskier (1929-1943) è stata una ragazza ebrea, cresciuta nella città di Bedzin, in Polonia. 






 La scrittrice Rutka Laskier

 

 

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