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"Scialacca" di Kristine Maria Rapino

Sperling & Kupfer editore, 2025, 306 pagg. Incipit "Non l'aveva riconosciuto subito. Li aveva visti avanzare insieme, nella calura ancora estiva di quel tardo settembre. A piedi, lungo la strada sterrata interdetta alla circolazione. Erano in due: sagome all'altezza dell'orizzonte. Lontane. Troppo, perché potesse distinguerle. Se n'era accorto per caso, Gillo Lomonaco, mentre dal terzo gradino della scala a pioli sostituiva una lampadina in veranda. Per istinto, aveva abbassato la testa quel tanto che bastava a superare l'ingombro visivo del paralume di ferro e individuare la fermata dell'unica autolinea a raggiungere quella frazione di Sanmichele fuori stagione". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Era stato quel mare per primo ad invitarla al battesimo delle cose. A suggerire un finale diverso alla bambina che si accontentava di tenere sulla mensola la sabbia di spiagge lontane, conservata nei contenitori di plastica per rullini ripo...

"Vera" di Elizabeth von Arnim

 
 
 
Titolo originale: "Vera".
 
Traduzione dall'inglese di Mia Peluso.
 
Casa editrice Tea, 2010, pagg. 242.
 
 
Incipit
 
"Quando il medico se ne fu andato e furono salite le due donne del villaggio ch'egli si era fermato ad aspettare perchè si prendessero cura del corpo di suo padre, Lucy uscì in giardino e si appoggiò al cancello per guardare il mare.
Suo padre era morto quel mattino alle nove in punto e adesso era mezzogiorno. Il sole le batteva sul capo nudo. L'erba bruciata in cima alla scogliera e la strada polverosa oltre il cancello e la distesa luccicante del mare e le scarse nuvole bianche sospese nel cielo, tutto divampava e splendeva in un eccesso di silenziosa, immota luce rovente".
 
 
Pensieri luminosi
 
In questo romanzo ci troviamo in Cornovaglia nel 1920. 
Lucy, ingenua ragazza ventenne, è colta nel suo profondo dolore per la morte del tanto amato padre, con il quale, da quando era nata, aveva condiviso la semplice quotidianità come il leggere o il conversare.
Avvolta così nella sua disarmante fragilità emotiva, incontra sulla scogliera un uomo del doppio dei suoi anni, un certo Everard Wemyss.
Per Lucy quella figura che si staglia all'orizzonte avvolta dalla luce del sole, appare come qualcosa di miracoloso; una benedizione del cielo che può alleviare il suo dolore. 
Si presenta come un uomo sicuro di sè, paziente, premuroso, sensibile e, con una scaltrezza sorprendente, si insinua nella vita di Lucy. Il matrimonio diventa quasi immediato.
La lettura di questo romanzo mi ha suscitato sin dalle prime pagine un senso di allarme, di pericolo imminente.
Con penna sicura e sguardo impietoso la scrittrice ha tracciato una storia d'amore che ha i connotati della passione perversa, dell'autoritarismo sentimentale, dell'egoismo affettivo, dell'imporre dell'esigere.
La coppia, dopo il matrimonio, si sposta in una residenza che trasmette un senso di angoscia, inquetudine. Le stanze, descritte in modo particolareggiato, trasmettono fame d'aria; sembra infatti che manchi l'ossigeno ogni volta che ci si muove in quell'interno.
Questo marito di cui Lucy sa così poco, lentamente e progressivamente acquista spessore nella personalità all'interno della vicenda stessa, mentre al contrario Lucy, che all'inizio della storia era il personaggio che più si conosceva, si fa sempre più piccolo, fino a quasi scomparire, spegnersi. Quell'uomo incombe su di lei con forza, con determinazione e sembra succhiarne la sua linfa vitale.
La scrittrice con un linguaggio semplice ma tagliente, non privo del senso del macabro e del sarcasmo, tratteggia una situazione al limite del sopportabile, descrivendo una mente disturbata e disturbante, ossessiva, possessiva; ci porta nei labirinti distorti della mente caratterizzata da potere, da violenza psicologica. 
Lucy, quasi senza accorgersene, diventa nei pensieri, nei modi di essere e di fare ciò che Everard desidera. Non sa più cosa è giusto o sbagliato, perchè è lui che detta il ritmo dei suoi pensieri e delle sue azioni.
Deve subire senza quasi fiatare di fronte a certi comportamenti strani del marito, ad alcuni vizi pericolosi quanto violenti, a patetici e vuoti rituali, manie sconclusionate, per compiacere la sua sete egoistica di amore; in un gioco al massacro innesca in lei dei sensi di colpa che la lasciano allibita e senza parole. 
Ma ancora più inquietante in questa storia è la presenza-assenza di Vera, prima moglie di Everard, morta proprio nella casa dove abita la coppia, in circostanze alquanto misteriose.
La sua presenza però è vibrante; sembra esserci anche lei nella stessa camera da letto, in quelle riviste lasciate su un tavolino, in un quadro del salotto in cui lei sembra sorridere beffardamente alla povera Lucy. Vera, un nome di donna che è anche un aggettivo che qualifica appunto qualcosa che vive, ossessivamente presente più che mai, seppur assente. Sta proprio in questo dualismo, in un gioco di sottigliezze magnifico che la scrittrice crea una suspense progressiva, uno stordimento, un senso di inadueguatezza con cui cerca di confrontarsi la zia di Lucy, amorevole presenza che comprende lentamente la vera natura di quell'uomo. Riuscirà a salvare il destino di Lucy?
Lascio a voi scoprirlo, non prima di ricordare che questa vicenda, fosca e crudele, si può drammmaticamente sovrapporre a vicende che accadono purtroppo di frequente ai giorni nostri, dove la violenza psicologica nei confronti dei più deboli non lascia, molto spesso, scampo.


La mia lampada ha illuminato questa frase: 
"Lucy scoprì che il matrimonio era diverso da come l'aveva immaginato. Anche Everard era diverso. Tutto era diverso". 
 
 
 
Un po' di luce sull'autrice
Elizabeth von Arnim, pseudonimo di Mary Annette Beauchamp (Kiribilli Point, 31 agosto 1866 - Charleston, 9 febbraio 1941) è stata una romanziera inglese nata in Australia. Nacque da una famiglia della borghesia coloniale inglese di Sidney. La sua carriera di scrittrice iniziò nel 1899 con la pubblicazione de "Il giardino di Elizabeth". Il romanzo ebbe un immediato successo e fu ristampato più volte. Trascorse gli ultimi anni della sua vita in europa tra la Svizzera e la Costa Azzurra. Nel 1936 pubblicò la sua autobiografia e, allo scoppio della seconda guerra mondiale si trasferì definitivamente negli Stati Uniti.


Biografia essenziale
- "Il giardino di Elizabeth" (1899);
- "La storia di Christine" (1917);
- "Uno chalet tutto per me" (1920);
- "Un incantevole aprile" (1923);
- "La fattoria dei gelsomini" (1934);
- "Mr Skeffington" (1940) da cui è stato tratto un film del 1944 di Vincent Sherman.


 
La scrittrice Elizabeth von Arnim


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