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"Scialacca" di Kristine Maria Rapino

Sperling & Kupfer editore, 2025, 306 pagg. Incipit "Non l'aveva riconosciuto subito. Li aveva visti avanzare insieme, nella calura ancora estiva di quel tardo settembre. A piedi, lungo la strada sterrata interdetta alla circolazione. Erano in due: sagome all'altezza dell'orizzonte. Lontane. Troppo, perché potesse distinguerle. Se n'era accorto per caso, Gillo Lomonaco, mentre dal terzo gradino della scala a pioli sostituiva una lampadina in veranda. Per istinto, aveva abbassato la testa quel tanto che bastava a superare l'ingombro visivo del paralume di ferro e individuare la fermata dell'unica autolinea a raggiungere quella frazione di Sanmichele fuori stagione". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Era stato quel mare per primo ad invitarla al battesimo delle cose. A suggerire un finale diverso alla bambina che si accontentava di tenere sulla mensola la sabbia di spiagge lontane, conservata nei contenitori di plastica per rullini ripo...

"Marie aspetta Marie" di Madeleine Bourdouxhe

 
Titolo originale "A la recherche de Marie".

Traduzione dal francese di Graziella Cillario.

Casa editrice Adelphi 2018, pagg. 145. 
 
 
 
Incipit

"Sei pronta? 
La porta della camera era stata aperta da una mano nervosa. Marie si allontanò di scatto dalla finestra, prese un'aria indaffarata, tirò le tende.
Ma sì, sono pronta... Meglio chiudere, con questo caldo...
Da mezz'ora ti aspetto...
Lei non rispose, guardò il viso irritato di Jean, seguì il marito". 
 
 
Pensieri luminosi
 
In questo romanzo ci troviamo sia nella Parigi che nella Costa Azzurra negli anni trenta del Novecento.
Il romanzo mi rimanda all'idea di un sogno, mi sembra che la protagonista, Marie, sia avvolta come da un incantesimo nel quale è prigioniera, per poi tornare alla realtà. La realtà è il suo amore per Jean, un marito che ama incondizionatamente.
Marie, infatti, nutre un profondo e concreto amore per lui.
Tra le righe percepisco che un tempo la sua conoscenza iniziale con il marito la portava con l'immaginazione a compiere viaggi nei luoghi che aveva sempre desiderato visitare, condividere mostre d'arte, andare al cinema una volta a settimana. 
Poi, man mano che il rapporto diventava sempre più importante, ha immaginato il suo matrimonio, il vestito, i familiari felici per loro.
Marie non ha paura del silenzio in una coppia. Forse ai primi tempi quando c'era la difficoltà su cosa dire alle prime uscite, per imbarazzo cercava di coprire quei silenzi con un continuo fluire di parole, discutendo dei più svariati argomenti. Con il trascorrere del tempo in cui la conoscenza dell'altro assumeva significati più forti, quello stesso silenzio è diventato parte della loro relazione in modo naturale, con una connotazione positiva e non turbante, così come il ridere o il discutere: un silenzio sincero, riflessivo.
Marie nel romanzo ha i suoi momenti di evasione a contatto con la natura, da cui si sente attratta, come per rigenerarsi. La stessa rigenerazione accade a me quando leggo romanzi come questo, in cui vado in un'altra dimensione, un universo parallelo e le parole diventano paesaggi , suoni, colori.
Nel romanzo è presente anche la figura di Jean, il marito monocorde che per il suo comportamento porta Marie ad evadere, per incontrare qualcuno senza nome, senza volto, come fosse lo stesso Jean, ma con le caratteristiche ora della passione, che forse Marie ha dimenticato, ma che un tempo era così; perchè l'amore coniugale cambia nel tempo, si trasforma ed è per questo che deve sempre essere innaffiato.
Le parole dell'autrice mi piacciono perchè illuminano gli oggetti inanimati, donando loro un'anima e acquistando così un valore affettivo.
Quante volte ci capita di tornare dalle vacanze e ritrovare la nostra amata casa, il nostro balcone, il comodo divano, le tende alle finestre. Tutto ciò fa parte di noi e ci restituisce quel senso di tranquillità domestica, dopo un periodo trascorso lontano.
Anche i gesti delle persone nel romanzo sanno di ricordi e Marie ricorda l'affetto per sua madre e per la sorella Claude, così fragile. Le rimane a fianco senza lasciarsi trasportare dall'inquietudine, rimanendo vigile per offrirle sicurezza e conforto.
La figura di Marie, in ultima analisi, mi fa pensare alla nostra vita, fra migliaia di vite, infinitesimali porzioni di noi stessi nel mondo.
Mi trasmette l'dea di un unico battito di cuori che muove il mondo.


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Era suo marito. Da lui non si aspettava nè gioie nè pene d'amore. Ma lo amava di un affetto che non escludeva la carne: desiderava che fosse felice moralmente  ma anche nel corpo. Era il suo diletto fratello. Era un amico il cui volto, le braccia, le gambe, le vene, il sangue e tutto ciò che lo faceva vivere erano cose preziose, e potevano essere per lei fonte di dolore. Suo marito avrebbe potuto significare anche: piacere, desiderio, amore; e sarebbe stato infinitamente bello". 
 
 
Un po' di luce sull'autrice
Madeleine Bourdouxhe (Liegi, 25 settembre 1906 - Bruxelles, 16 aprile 1996) è stata una scrittrice belga.
L'autrice trascorse l'infanzia e l'adolecenza a Liegi per poi trasferirsi a Bruxelles, dove intraprese gli studi di filosofia all'università. La sua vena letteraria emerse con la stesura, nel 1935, di Vacances, primo romanzo che rimase però inedito. Nella sua attività letteraria non legò mai il proprio nome a nessun movimento letterario. Attiva nella Resistenza durante il secondo conflitto mondiale, visse ai margini della società come i protagonisti dei suoi libri, dedicandosi incessantemente alla scrittura, che non fu mai per lei un secondo lavoro ma una vocazione vera e propria. Fu grande amica di Jean-Paul Sartre e di Simone de Beauvoir.
La letteratura femminile l'ha da poco riscoperta e apprezzata, grazie anche alla pellicola del 2004 tratta dal suo romanzo principale "La donna di Gilles".
 
 
Bibliografia essenziale
- "La donna di Gilles" (1937)



 
La scrittrice Madeleine Bourdouxhe


 




 


 

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