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"Tu che non parli" di Graziella Bonansea

VandA Edizioni, 2025, pagg. 334. Incipit "Di notte il caldo è insopportabile. Il sudore incolla braccia, gambe, schiena al lenzuolo. Ogni  minima oscillazione aumenta quel senso di soffocamento che arriva alle narici. E se nel letto si è in due è anche peggio. Un solo scatto aggrava il malessere generale. Il caldo mette chiunque sotto una cappa rovente. Il caldo divide, scompone, e le figure si moltiplicano come nel deserto, quando i vapori si alzano dalla sabbia". Pensieri luminosi Ci sono libri che fanno rumore, e poi ce ne sono altri che scelgono di restare in silenzio. Tu che non parli appartiene a questi ultimi: non entra nella vita del lettore con forza, ma si insinua piano, come una luce bassa che non disturba e proprio per questo illumina meglio.  Al centro del romanzo ci sono tre donne Bianca, Rachele e Rosita  legate da un filo che non è solo familiare, ma emotivo, quasi invisibile. La storia prende forma attorno a un’assenza, a una perdita che non viene mai ra...

"L'incantatrice dei numeri" di Jennifer Chiaverini

Titolo originale "Enchantress of Numbers"

Traduzione dall'inglese di Maddalena Togliani

Casa editrice Neri Pozza, 2019, pagg. 527.

 

 

Incipit

"Un pigolio sommesso strappa Lady Annabella Byron alla contemplazione malinconica del fuoco quasi spento, ormai tutto braci, benchè non sia ancora tardi. Con un sussulto si raddrizza sulla sedia, e la deprimente rivista medica le scivola sull'abito di seta verde chiaro. D'istinto solleva il lembo della sottana, stropicciando la lettera del dottor Baillie che aveva dimenticato di tenere in mano. Vorrebbe poterla dimenticare del tutto, quella terribile missiva che conferma le sue peggiori  paure sul comportamento eccentrico del marito, la sua inspiegabile crudeltà". 

 

 Pensieri luminosi

In questo romanzo ci  troviamo in Gran Bretagna nei primi anni dell'Ottocento.
Qui ho conosciuto Ada Lovelace Byron: una donna, colta. Una persona in cui ragione e immaginazione hanno convissuto in lei in un connubio felice. Ha lasciato al mondo le sue teorie matematiche nel campo dell'informatica, che sono state poi ampliate nell'età contemporanea e di cui lei è stata l'ideatrice.
Ciò che mi piace però ricordare di più di questo romanzo e di Ada, al di là della innovativa scientificità di cui si narra, è il suo percorso emotivo ed affettivo.
La sua infanzia è stata una dura e persistente lotta con una madre autoritaria che per il suo bene allontanò da lei qualsiasi germe di immaginazione, di sognante fantasia per le favole o per il sentimentalismo poetico, imponendole invece il rigore scientifico e la razionalità. Fortunantamente Ada aveva una grande predisposizione per la matematica e la geometria, che studiò con tenacia e con molto interesse.
Nei suoi numerosi momenti di solitudine però, quando nessuno poteva vedere dentro di sè cosa pensava, l'immaginazione prendeva il sopravvento e questa virtù le ha permesso di fare scoperte con un approfondimento migliore, più creativo, più completo: una scienza pratica e applicativa che si poteva avvicinare ad altre forme d'arte come la musica, le immagini artistiche e all'arte in generale.
Ha cercato di abbattere con passione e sensibilità la società maschilista del suo tempo che la scrutava con sospetto e l'ascoltava con disprezzo, perchè a differenza di altre donne del suo tempo riusciva a sopportare nel suo cervello femminile il pensiero critico-scientifico (sic!).
Ma Ada non sarebbe stata la persona che era senza i suoi genitori: una madre difficile, perchè provata da un grande dolore; studiosa ed eclettica donna colta, che intratteneva dialoghi brillanti nei salotti intellettuali del tempo, raffinata matematica anch'essa.
Ma Ada era anche la figlia del famoso poeta romantico inglese George Byron, padre ingombrante che però ha lasciato in lei la raffinata capacità immaginativa.
Mi piace anche ricordare quel desiderio quotidiano della piccola Ada di conoscere personalmente quel papà così famoso, che lo idealizzava con tenerezza nei suoi sogni di bambina, purtroppo così piccolo in realtà nei suoi confronti. In lei ho sentito la ricerca profonda di affetto e poichè non sempre lo trovava soddisfacente negli esseri umani, lo poteva toccare con mano e riscaldarsi il cuore nei suoi amati libri, con i quali trascorreva ore e ore, come buoni amici che non l'hanno mai tradita e che le hanno invece permesso di assurgere a grande studiosa, esempio per tutte le donne che si dedicano con passione ed impegno nella scienza, ma in un modo che l'hanno resa tremendamente umana.
 
 
La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Desideravo tornare a Londra, da Mr Babbage, Mr Dickens, da Mrs Sommerville che continuava a sfuggirmi, dove il genio era celebrato e l'immaginazione incoraggiata, non guardata con paura come un incendio da spegnere prima che distruggesse l'intero villaggio".
 
 
Un po' di luce sull'autrice
Jennifer Chiaverini (Cincinnati, Ohio 1969 - vivente) è una scrittrice statunitense. Insegna scrittura alla Pennsylvania State University. Attualmente vive a Madison, Winsconsin, con il marito e due figli.


Bibliografia essenziale
- "La sarta di Mary Lincoln" (2014);
- "Le donne dell'orchestra rossa" (2021).


 
La scrittrice Jennifer Chiaverini
 

 
 
 
 
 

 

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