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"Per la brughiera" di Martina Tozzi

  Nua Edizioni, 2023, 443 pagg. Incipit "La canonica dominava dall'alto del paese. Per raggiungerla, era necessario arrampicarsi per la stretta e acciottolata strada principale di Haworth fino a che non si arrivava a quella che era, a tutti gli effetti, l'ultima casa del villaggio. Davanti alla canonica c'era la chiesa, di cui suo marito, Patrick, era il  parroco. Su un lato, il cimitero, con le sue tombe in pietra grigia e le lapidi pietose che vegliavano il sonno dei morti. Oltre, la selvaggia brughiera, con i cespugli e l'erba selvatica, e un cielo sconfinato a sovrastarla. Non era l'estate il periodo per vederla fiorire, né la primavera. Era poco prima dell'inizio dell'autunno che quella landa si ricopriva di meraviglia, e in ogni dove appariva festoso il violetto dell'erica in fiore".    Pensieri luminosi Ho iniziato " Per la brughiera " con una sensazione di curiosità mista a una certa diffidenza. La vita delle sorelle Brontë ...

"Il mare dove non si tocca" di Fabio Genovesi

Casa editrice Mondadori, 2017, pagg. 318.

 

 

Incipit

"Com'è iniziata nessuno lo sa. Forse un nostro antenato ha profanato la tomba di un faraone, forse ha fatto arrabbiare una strega o ha stecchito un animale che era sacro a un dio vendicativo, l'unica cosa certa è che da quel momento la nostra famiglia si porta addosso una maledizione spaventosa. 
Brutto ma è così, è la prima cosa che ho imparato a scuola.
Anzi no, la prima l'ho imparata appena entrato in classe, e cioè che nel mondo esistevano tanti altri bambini della mia età, e questi bimbi avevano solo tre o quattro nonni a testa. Io invece ne avevo una decina.
Perchè il mio nonno dalla parte di mamma aveva un sacco di fratelli solitari, che non si erano mai sposati e a una donna non avevano mai nemmeno stretto la mano, così da quella famiglia gigante ero venuto fuori solo io, che ero il nipote di tutti".
 
 
Pensieri luminosi
 
In questo romanzo ci troviamo in Versilia, vicino a Forte dei Marmi, nei primi anni ottanta del Novecento.
In questa storia però non viene raccontata la vita sfrenata e senza pensieri dei villeggianti in questo luogo che è nel tempo simbolo di vacanza, spiagge, feste, discoteche.
La vicenda, al contrario, si fa più intima e diventa amarcord, il fare memoria di una famiglia un po' bizzarra. 
Fabio è un bambino di dieci anni con un padre silenzioso ma dal cuore grande e una madre che lo protegge dalle cattiverie della vita. Ma ciò che rende unica la sua quotidianità è avere una decina di nonni!
In realtà sono i suoi prozii, che alla morte del nonno vero hanno preso Fabio sotto la loro ala protettrice e ne hanno fatto oggetto del loro amore surreale, goliardico, sarcastico, sincero e genuino.
Fabio (l'autore stesso anche nell'immagine di copertina) ripercorre con la mente la sua infanzia e la preadolescenza, momenti formanti della vita di una persona e li rilegge con gli occhi di un adulto e li comprende, a distanza di anni con più chiarezza e distacco; ne può quindi fare un resoconto carico di affetto. 
Si percepisce che lui è stato un bambino molto acuto, sensibile, perspicace, che tutto osservava e tutto ascoltava per farne un giorno tesoro. Viveva nel suo clan familiare numeroso e chiassoso, sempre pronto ad intraprendere avventure ricche di significato (più delle lezioni imparate a scuola) in compagnia dei suoi zii-nonni, come andare a pescare o a caccia e addirittura partecipando a scherzi goliardici da vero "toscanaccio doc".
Nel loro essere imperfetti come esseri umani, nelle loro buffe caratteristiche e modi di pensare bislacchi ma alla fine profondi e realistici, portavano inconsapevolmente l'acqua della vita al loro nipotino anche nei momenti di dolore, offrendogli una spalla a cui appoggiarsi, perchè saggi a modo loro senza esserlo, con schiettezza e benevolenza. 
In questo modo Fabio-bambino ha compreso meglio i fatti della vita, sviluppando quella sua capacità di andare in profondità sulle cose nel suo piccolo mondo. 
Per me lettrice è piaciuto molto lo stupore di Fabio quando era a contatto con un libro; lo osservava con meraviglia e fremeva di leggerne i contenuti; diventava un momento sacro, solenne, prima di depositarsi sulle sue mani e iniziare a leggerlo. 
Insomma la vita di Fabio, può in qualche modo rappresentare anche la nostra vita di bambini, ciò che eravamo un tempo, con i nostri momenti intrisi di colore, gioia, spumeggiante vitalità, desiderio di conoscere, ma al contempo pervasi, in certi momenti, da una generalizzata malinconia, incertezza, tristezza.
Ma in quei tempi e in quegli anni abbiamo, incosapevolmente, tracciato il solco delle nostre personalità, perchè quel coraggio-bambino ci ha permesso di nuotare con forza, anche in quelle acque dove non si toccava, ma è proprio lì, forse, che abbiamo dato il meglio di noi.


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Perchè ci sono cose che arrivano per farti ridere e altre per farti piangere, e altre ancora che sono così giganti da travolgere tutto, e tu voli via con loro e ridi e piangi insieme, in braccio a una tempesta che si chiama felicità".
 
 
Un po' di luce sull'autore
Fabio Genovesi (Forte dei Marmi, 1974 - vivente) è uno scrittore, sceneggiatore e traduttore. Ha pubblicato racconti, romanzi, biografie, saggi e traduzioni di autori statunitensi.
Nel 2015 ha vinto la seconda edizione del Premio Strega Giovani con il romanzo "Chi manda le onde". Collabora con il Corriere della Sera, La Rebubblica e Vanity Fair. Con "Il mare dove non si tocca" nel 2018 ha vinto  il premio Viareggio per la narrativa. In occasione del Giro d'Italia 2019 lavorò come opininista.
 
 
Bibliografia essenziale 
- "Versilia rock city" (2008);
- "Esche vive" (2011);
- "Chi manda le onde" (2015);
- "Il calamaro gigante" (2021).



 
Lo scrittore Fabio Genovesi


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