Passa ai contenuti principali

"Scialacca" di Kristine Maria Rapino

Sperling & Kupfer editore, 2025, 306 pagg. Incipit "Non l'aveva riconosciuto subito. Li aveva visti avanzare insieme, nella calura ancora estiva di quel tardo settembre. A piedi, lungo la strada sterrata interdetta alla circolazione. Erano in due: sagome all'altezza dell'orizzonte. Lontane. Troppo, perché potesse distinguerle. Se n'era accorto per caso, Gillo Lomonaco, mentre dal terzo gradino della scala a pioli sostituiva una lampadina in veranda. Per istinto, aveva abbassato la testa quel tanto che bastava a superare l'ingombro visivo del paralume di ferro e individuare la fermata dell'unica autolinea a raggiungere quella frazione di Sanmichele fuori stagione". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Era stato quel mare per primo ad invitarla al battesimo delle cose. A suggerire un finale diverso alla bambina che si accontentava di tenere sulla mensola la sabbia di spiagge lontane, conservata nei contenitori di plastica per rullini ripo...

"Benedizione" di Kent Haruf

 
 
Titolo originale "Benediction".
 
Traduzione dall'inglese di Fabio Cremonesi.
 
Casa editrice NN, 2015, pagg. 277.
 
 
 
Incipit
"Appena gli esiti dell'esame furono pronti, l'infermiere li chiamò nell'ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un'occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia.
Avanti, disse Dad Lewis, dica pure.
Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore.
Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel parcheggio.
Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia.
Ti senti così male, tesoro? 
No, non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna, non mi capiterà più di tornarci".
 
 
Pensieri luminosi
 
La mia lampada ha illuminato una nuova storia. 
Ci troviamo a Holt, una cittadina del Colorado. Questo romanzo mi ha colpito sin dalle prime pagine, in particolare per lo stile narrativo; cioè per il modo dell'autore di utilizzare il discorso diretto in modo insolito, senza virgolette, quando i personaggi prendono la parola.
C'è un collegamento così senza barriere tra il fluire dei dialoghi e le riflessioni di Haruf. Devo dire che mi ci è voluto un po' nel comprendere questa modalità di scrittura; mi trasmetteva un certo straniamento e disagio. Poi però, quando le vicende si sono amplificate e dipanate, sono riuscita ad entrare nella storia in modo sempre più profondo. Anzi, ho percepito che questa "metodologia" mi permetteva di immergermi in modo completo nella storia. La lettura è diventata ipnotica; ero come presa da un incantesimo dal quale non riuscivo ad uscire. In verità non volevo uscirne, tanto ero ormai dentro la vicenda. Credo che questo scrittore abbia la favolosa capacità di suscitare sentimenti profondi, raccontando la straordinaria normalità di vite umane che amano, odiano, sperano, muoiono, ma senza fronzoli, senza sovrastrutture, nella più assoluta semplicità e forse è questo il segreto del suo successo come autore.
Ho compreso quindi che le virgolette non servivano, erano qualcosa in più che avrebbe penalizzato il tutto. 
Ho apprezzato molto il modo amorevole e tenero in cui una figlia e una moglie accompagnano il proprio padre/marito in un difficile percorso della vita.
Mi è piaciuta molto anche la descrizione del paesaggio di una parte degli Stati Uniti, polverosa, arida, così come sono aridi dentro alcuni personaggi poco inclini alla dolcezza, in particolare Dad e il rapporto con suo figlio Frank. Nei loro dialoghi c'è l'incapacità di dare un senso e un significato alle loro parole, che rimangono vuote e poco costruttive. Ma c'è anche l'immensa poesia di Haruf che ci restituisce il desiderio che si può cambiare in positivo le cose, se si vuole veramente riparare, ri- dialogare, ri-abbracciare, restituire.
Ho trovato interessante anche la descrizione della maggior parte delle figure femminili, che portano alla storia comprensione, cura, onestà.
Questo romanzo assomiglia ad un palcoscenico della vita, in cui non c'è però un ruolo da recitare come a teatro, ma ognuno è semplicemente sè stesso. Ognuno di noi vive la propria esistenza fatta di scelte a volte sbagliate, a volte affrettate, ma aspira anche  qualcosa di meglio e lotta per questo.
Un'ultima considerazione: tra le pagine del romanzo ho captato una presenza particolare che si cela fra le tende delle finestre appena alzate, dietro i vetri aperti, nel soffio del vento; una luce tenue che sembra rincuorare i personaggi. L'ho interpretato come il simbolo della spiritualità che ci può aiutare nei nostri momenti difficili.
Siete pronti anche voi a scoprire quale luce nasconde questa storia?
Leggete il libro e non ve ne pentirete!


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Sembra una specie di benedizione, una benedizione a doppio taglio, disse Lyle. Dad lo guardò. Eh, sì. Un sacco di volte le benedizioni non sono andate per il verso giusto. Deve averne viste parecchie nel corso della sua vita. Sono cresciuto in Kansas, nelle pianure occidentali. Ne ha visti di cambiamenti. Giusto un paio". 
 
 
Un po' di luce sull'autore
Kent Haruf (Pueblo, Colorado, 24 febbraio 1943 - Salida, Colorado, 20 novembre 2014) è stato uno scrittore statunitense. laureatosi nel 1965 alla Nebraska University, dove in seguito insegnerà, trascorse i due anni successivi come insegnante di inglese per bambini delle scuole medie nel corpo di pace in Turchia.
Obiettore di coscienza durante la guerra in Vietnam, lavorò in un ospedale di riabilitazione a Denver e in un orfanotrofio. Prima di diventare scrittore, svolse molti lavori: bracciante agricolo, operaio edile, bibliotecario, docente universitario.
Tutti i romanzi di Haruf si svolgono nella città inventata di Holt, nelle pianure del Colorado. Questa cittadina si ispira ad alcune città in cui Haruf è vissuto fra cui Yuma, Colorado, una delle residenze di Haruf nei primi anni degli anni ottanta del Novecento.
 
 
 
Bibliografia essenziale 
- "Canto della pianura" (1999), con il quale ottiene una notevole notorietà e recensioni molto positive sul New York Times. Dal libro venne tratto un film per la televisione CBS;
- "Crepuscolo" (2004);
- "Le nostre anime di notte" (2015) da cui è stato tratto un film del 2017 diretto da Ritesh Batra con Robert Redford e Jane Fonda;
- "Vincoli: alle origini di Holt" (2018);
- "La strada di casa" (2020);
 
 
 
Lo scrittore Kent Haruf
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 



 

Commenti

  1. Di Haruf ho letto Vincoli che è all'origine dei libri successivi sulla comunità di Holt, mi è piaciuto molto, già si percepisce l'atmosfera che descrivi così bene; ho letto anche Le nostre anime di notte, tenerissimo

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

"Prima che sia troppo amarti" di Annalisa Teggi

    Il Timone editore, 2024, pagg. 188.   Incipit "Se l'era cercata. Diana correva al buio pensando ai commenti sul suo necrologio. Non staccava gli occhi dall'unica luce davanti a sé. Aperti h24, un'insegna così anonima di giorno. Arrivarci, presto. Sentiva ancora addosso il fiato di alcol e sudore. Una voce roca era rigurgitata fuori da un angolo della strada. Un'ombra viva, arrabbiata o isterica si era sollevata da terra spalancando le braccia verso di lei. Un forte colpo a terra e una risata cavernosa. La stava rincorrendo?  O era rimasto in quel cantuccio nero di marciapiede?".   Pensieri luminosi Nel vocabolario   la parola "troppo" è sia un avverbio che un aggettivo e in entrambi i casi la definiscono come una quantità eccessiva, qualcosa più  del dovuto, più del giusto.  In definitiva sia che lo si qualifichi come avverbio o aggettivo, "troppo" ha un connotazione negativa e lo si può affiancare allo spreco come quello alimentare; o...

"Lisa Cannella. Diario di un burnout" di Elisabetta Ferone

  Bookabook editore, 2024, pagg. 151.   Incipit "Ma voi la conoscete la leggenda delle cappuzzelle del Palazzo Donna Elena? Mo ve la racconto un'altra volta, la dottoressa forse non la conosce. La signora Maria ha questo forte legame con il Donna Elena, come lo chiamano da queste parti, ed è impossibile evitare di fermarsi con lei almeno una volta passando di qui. Tutti devono essere informati della leggenda che interessa il palazzo. Ogni faccia nuova deve necessariamente sapere. Una tappa obbligata, un dazio".   Pensieri  luminosi  Il burnout è quell'insieme di sintomi che provengono da una situazione stressante continuativa legata ad un contesto lavorativo. In un quadro così logorante a livello psico-fisico la persona non riesce più a disporre delle sue risorse per fronteggiare un tale logoramento. Ecco che allora si arriva ad un punto tale che non si è più capaci di rispondere, fronteggiare una situazione complessa e si va incontro a sintomi molto spiacevoli,...

"Le anime forti" di Jean Giono

Titolo originale "Les ames fortes". Traduzione dal francese di Riccardo Fedriga. Casa editrice Neri Pozza, 2011, pagg. 286.     Incipit "Siamo qui per vegliare il corpo del povero Albert. Grazie, entrate pure, accomodatevi. Non ti devi affaticare, ti aspetta una giornata difficile. Va a riposarti. Saremo qui noi questa notte. Oh! Non riuscirò certo a dormire. Prova a sdraiarti un po'. Non posso restare qui? Ormai stai in piedi solo a forza di nervi, se loro ti abbandonano caschi a terra come un sacco di cucchiai. Quando penso... Non ci pensare. Vai a dormire".     Pensieri luminosi   In questo romanzo ci troviamo nella campagna francese a metà Novecento. L'atmosfera è alquanto buia e misteriosa, per certi versi gotica e paradossale. La maggior parte della servitù, presso il castello di Percy, sta vegliando il corpo senza vita di un uomo durante la notte. Servono candele, affinchè il defunto possa essere riconosciuto; molti di loro infatti, per paure ancestra...