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"Tu che non parli" di Graziella Bonansea

VandA Edizioni, 2025, pagg. 334. Incipit "Di notte il caldo è insopportabile. Il sudore incolla braccia, gambe, schiena al lenzuolo. Ogni  minima oscillazione aumenta quel senso di soffocamento che arriva alle narici. E se nel letto si è in due è anche peggio. Un solo scatto aggrava il malessere generale. Il caldo mette chiunque sotto una cappa rovente. Il caldo divide, scompone, e le figure si moltiplicano come nel deserto, quando i vapori si alzano dalla sabbia". Pensieri luminosi Ci sono libri che fanno rumore, e poi ce ne sono altri che scelgono di restare in silenzio. Tu che non parli appartiene a questi ultimi: non entra nella vita del lettore con forza, ma si insinua piano, come una luce bassa che non disturba e proprio per questo illumina meglio.  Al centro del romanzo ci sono tre donne Bianca, Rachele e Rosita  legate da un filo che non è solo familiare, ma emotivo, quasi invisibile. La storia prende forma attorno a un’assenza, a una perdita che non viene mai ra...

"Benedizione" di Kent Haruf

 
 
Titolo originale "Benediction".
 
Traduzione dall'inglese di Fabio Cremonesi.
 
Casa editrice NN, 2015, pagg. 277.
 
 
 
Incipit
"Appena gli esiti dell'esame furono pronti, l'infermiere li chiamò nell'ambulatorio, e quando il medico entrò nella stanza diede loro un'occhiata e li invitò a sedersi. Capirono come stavano le cose guardandolo in faccia.
Avanti, disse Dad Lewis, dica pure.
Temo di non avere buone notizie per lei, disse il dottore.
Era tardo pomeriggio quando scesero le scale e tornarono nel parcheggio.
Guida tu, disse Dad. Io non ne ho voglia.
Ti senti così male, tesoro? 
No, non sto poi tanto peggio. Voglio solo guardare la campagna, non mi capiterà più di tornarci".
 
 
Pensieri luminosi
 
La mia lampada ha illuminato una nuova storia. 
Ci troviamo a Holt, una cittadina del Colorado. Questo romanzo mi ha colpito sin dalle prime pagine, in particolare per lo stile narrativo; cioè per il modo dell'autore di utilizzare il discorso diretto in modo insolito, senza virgolette, quando i personaggi prendono la parola.
C'è un collegamento così senza barriere tra il fluire dei dialoghi e le riflessioni di Haruf. Devo dire che mi ci è voluto un po' nel comprendere questa modalità di scrittura; mi trasmetteva un certo straniamento e disagio. Poi però, quando le vicende si sono amplificate e dipanate, sono riuscita ad entrare nella storia in modo sempre più profondo. Anzi, ho percepito che questa "metodologia" mi permetteva di immergermi in modo completo nella storia. La lettura è diventata ipnotica; ero come presa da un incantesimo dal quale non riuscivo ad uscire. In verità non volevo uscirne, tanto ero ormai dentro la vicenda. Credo che questo scrittore abbia la favolosa capacità di suscitare sentimenti profondi, raccontando la straordinaria normalità di vite umane che amano, odiano, sperano, muoiono, ma senza fronzoli, senza sovrastrutture, nella più assoluta semplicità e forse è questo il segreto del suo successo come autore.
Ho compreso quindi che le virgolette non servivano, erano qualcosa in più che avrebbe penalizzato il tutto. 
Ho apprezzato molto il modo amorevole e tenero in cui una figlia e una moglie accompagnano il proprio padre/marito in un difficile percorso della vita.
Mi è piaciuta molto anche la descrizione del paesaggio di una parte degli Stati Uniti, polverosa, arida, così come sono aridi dentro alcuni personaggi poco inclini alla dolcezza, in particolare Dad e il rapporto con suo figlio Frank. Nei loro dialoghi c'è l'incapacità di dare un senso e un significato alle loro parole, che rimangono vuote e poco costruttive. Ma c'è anche l'immensa poesia di Haruf che ci restituisce il desiderio che si può cambiare in positivo le cose, se si vuole veramente riparare, ri- dialogare, ri-abbracciare, restituire.
Ho trovato interessante anche la descrizione della maggior parte delle figure femminili, che portano alla storia comprensione, cura, onestà.
Questo romanzo assomiglia ad un palcoscenico della vita, in cui non c'è però un ruolo da recitare come a teatro, ma ognuno è semplicemente sè stesso. Ognuno di noi vive la propria esistenza fatta di scelte a volte sbagliate, a volte affrettate, ma aspira anche  qualcosa di meglio e lotta per questo.
Un'ultima considerazione: tra le pagine del romanzo ho captato una presenza particolare che si cela fra le tende delle finestre appena alzate, dietro i vetri aperti, nel soffio del vento; una luce tenue che sembra rincuorare i personaggi. L'ho interpretato come il simbolo della spiritualità che ci può aiutare nei nostri momenti difficili.
Siete pronti anche voi a scoprire quale luce nasconde questa storia?
Leggete il libro e non ve ne pentirete!


La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Sembra una specie di benedizione, una benedizione a doppio taglio, disse Lyle. Dad lo guardò. Eh, sì. Un sacco di volte le benedizioni non sono andate per il verso giusto. Deve averne viste parecchie nel corso della sua vita. Sono cresciuto in Kansas, nelle pianure occidentali. Ne ha visti di cambiamenti. Giusto un paio". 
 
 
Un po' di luce sull'autore
Kent Haruf (Pueblo, Colorado, 24 febbraio 1943 - Salida, Colorado, 20 novembre 2014) è stato uno scrittore statunitense. laureatosi nel 1965 alla Nebraska University, dove in seguito insegnerà, trascorse i due anni successivi come insegnante di inglese per bambini delle scuole medie nel corpo di pace in Turchia.
Obiettore di coscienza durante la guerra in Vietnam, lavorò in un ospedale di riabilitazione a Denver e in un orfanotrofio. Prima di diventare scrittore, svolse molti lavori: bracciante agricolo, operaio edile, bibliotecario, docente universitario.
Tutti i romanzi di Haruf si svolgono nella città inventata di Holt, nelle pianure del Colorado. Questa cittadina si ispira ad alcune città in cui Haruf è vissuto fra cui Yuma, Colorado, una delle residenze di Haruf nei primi anni degli anni ottanta del Novecento.
 
 
 
Bibliografia essenziale 
- "Canto della pianura" (1999), con il quale ottiene una notevole notorietà e recensioni molto positive sul New York Times. Dal libro venne tratto un film per la televisione CBS;
- "Crepuscolo" (2004);
- "Le nostre anime di notte" (2015) da cui è stato tratto un film del 2017 diretto da Ritesh Batra con Robert Redford e Jane Fonda;
- "Vincoli: alle origini di Holt" (2018);
- "La strada di casa" (2020);
 
 
 
Lo scrittore Kent Haruf
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 



 

Commenti

  1. Di Haruf ho letto Vincoli che è all'origine dei libri successivi sulla comunità di Holt, mi è piaciuto molto, già si percepisce l'atmosfera che descrivi così bene; ho letto anche Le nostre anime di notte, tenerissimo

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