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"Scialacca" di Kristine Maria Rapino

Sperling & Kupfer editore, 2025, 306 pagg. Incipit "Non l'aveva riconosciuto subito. Li aveva visti avanzare insieme, nella calura ancora estiva di quel tardo settembre. A piedi, lungo la strada sterrata interdetta alla circolazione. Erano in due: sagome all'altezza dell'orizzonte. Lontane. Troppo, perché potesse distinguerle. Se n'era accorto per caso, Gillo Lomonaco, mentre dal terzo gradino della scala a pioli sostituiva una lampadina in veranda. Per istinto, aveva abbassato la testa quel tanto che bastava a superare l'ingombro visivo del paralume di ferro e individuare la fermata dell'unica autolinea a raggiungere quella frazione di Sanmichele fuori stagione". La mia lampada ha illuminato questa frase: "Era stato quel mare per primo ad invitarla al battesimo delle cose. A suggerire un finale diverso alla bambina che si accontentava di tenere sulla mensola la sabbia di spiagge lontane, conservata nei contenitori di plastica per rullini ripo...

"Abigail" di Magda Szabó


Casa editrice Anfora, 2022, pagg. 438.

Titolo originale "Abigél.

Traduzione di Vera Gheno.

 

Incipit

"Il cambiamento che ebbe luogo nella sua vita la privò di così tante cose che le parve che una bomba le avesse distrutto casa.
Per prima sparì Marcelle, che da quando conosceva aveva sempre chiamato signorina, ma a cui non aveva mai pensato come a una ragazza francese che per dodici anni aveva abitato nella stanza adiacente alla sua per educarla. Marcelle era stata più di un'istitutrice, di una dipendente stipendiata; la sua presenza riusciva di tanto in tanto anche a far scordare che lei lì era in fondo un'estranea, e che non poteva sostituire del tutto colei che la bambina aveva perso alla tenera età di due anni: la mamma".


Pensieri luminosi
 
Abigail è un nome di tradizione biblica. Era una danzatrice e successivamente divenne la moglie del re Davide. Nelle Sacre Scritture è descritta come "portatrice di saggezza"; una virtù ispirata dall'essere consapevole, una comprensione intuitiva della realtà. Questa sua indole l'ha portata ad esporsi a viso aperto in una particolare situazione e a sacrificare la vita pur di salvare la sua famiglia.
Sono partita con una breve ricerca di questa donna del passato, Abigail appunto, perchè le sue virtù, lo spirito indomito, il coraggio, la determinazione, la lungimiranza, trapelano, in un certo modo, anche tra le pagine di questo romanzo.
La narrazione ci fa conoscere l'adolescente Georgina Vitay (detta Gina) e la sua vita gioiosa e spensierata nella capitale ungherese, una luminosa Budapest, in compagnia dell'amato padre e dell'istitutrice di origini francese Marcelle, frizzante ed estroversa.
Gina è orfana di madre ma l'affetto che riceve anche dalla zia le riempie il cuore, che inizia anche ad avere i suoi primi palpiti amorosi per un giovane.
Improvvisamente però, nel giro di brevissimo tempo, l'esistenza spensierata della quindicenne viene totalmente stravolta. L'istitutrice viene allontanata, la zia salutata, suo malgrado, in maniera frettolosa. 
Con il padre affronta un viaggio in auto attraverso il suo Paese, un percorso lungo e misterioso che la porta alla città di Arkòd, presso un collegio protestante chiamato Matula.
Per lei la libertà di muoversi, di pensare, di vestire, di pettinarsi, di possedere qualcosa nel collegio assumerà significati davvero  terrificanti.
Ma perchè il suo buon padre, così amorevole, che riesce quasi a leggerle nel pensiero tanta è l'affinità con lui l'ha condotta in quel luogo che percepisce come una prigione?
La sua nuova vita al collegio prosegue all'insegna della fatica di ambientarsi e sul progettare persino una fuga in piena regola. Si sente delusa, incompresa fra quelle mura fredde e tetre. Le compagne sono ostili e la isolano, anche a causa di un certo suo atteggiamento.
Inoltre, tra le tante stranezze del luogo, è presente nel piccolo giardino una statua costruita a fine Settecento. Raffigura una donna che tiene sopra la spalla una cornucopia e tra le stanze del collegio si dice che quella statua muta, chiamata Abigail, può aiutare chi è in difficoltà davvero importanti. Gina accoglie questa notizia come una insulsa superstizione, ma con il tempo dovrà ricredersi. Chi è davvero Abigail?
Il romanzo della scrittrice magiara Magda Szabó ha un qualcosa di imponente e potente. Mi ha immensamente stupito la sua modalità di narrare gli eventi come una specie di spirale, in cui la successione di eventi grandi si inseriscono ad eventi più piccoli che hanno una loro ragione d'essere perchè funzionali l'uno con l'altro alla rivelazione finale.
La scrittrice ha creato una distinzione tra un dentro e un fuori, tra la libertà e la prigione, tra una fissità ed una evoluzione, tra individualità e collettività, tra superstizione e credenze, tra decidere e attendere, tra amicizia e amore e tanto altro ancora.
Da una parte infatti c'è il fuori dal collegio, cioè lo stato ungherese, la sua capitale Budapest in particolare. Tra le pagine del romanzo ho percepito la sua aurea culturale mitteleuropea, i fasti del suo passato glorioso, borghese, intellettuale, i grandi palazzi ottocenteschi, una capitale fra le tante capitali come Parigi o Vienna, il suo afflato cosmopolita e il suo fascino misterioso.
Città in cui si respira la libertà di essere, di pensare, di muoversi. Ma un po' alla volta, quasi impercettibilmente, l'aria in città si fa più rarefatta, come quando si scalano alte vette e il respiro  diventa affannoso. Alla nazione sta accandendo qualcosa di terrificante, si sta facendo strada un momento dammaticamente pauroso. Inizia a serpeggiare un timore, ma molti non sembrano percepire quello che potrebbe accadere. Solo il padre di Gina (generale dell'esercito ungherese)  e pochi altri hanno la lungimiranza di sentire un pericolo imminente, uno strappo, una situazione di non ritorno (così come viene spiegato con cruda realtà dalla stessa scrittrice nella postfazione al testo).
Sono i tempi del secondo conflitto mondiale e sempre più nubi grigie si addensano sull'Europa, destinata ancora una volta a essere terreno di sangue e lutti. 
Un mondo di fuori quindi che nella sua storicità, nel suo assetto socio-culturale sta perdendo la sua libertà e paradossalmente diventa prigione.
Il collegio femminile Matula è invece il dentro, una prigione per giovani  ragazze. Lì la libertà ha un sapore amaro. Tulle le allieve vestono uguale, sono pettinate con le stesse acconciature e non possono possedere qualcosa di proprio e prezioso agli occhi e al cuore. 
L'educazione e il sapere hanno un valore importantissimo, accompagnato da regole morali prettamente calviniste, rigide. La religione assume un alto valore formativo e sono gli stessi insegnanti e le tutrici a ricordarlo alle allieve. Il colore che caratterizza questo luogo è il nero come quello delle loro divise, così antiestetiche, quasi una punizione per il corpo. Un corpo nascosto da vesti molto ampie, perchè è soprattutto lo spirito che conta in una persona, la sua interiorità; tutto il resto è pura vanità intollerabile.
C'è però qualcosa, o meglio qualcuno, che rende quel luogo tetro, buio, freddo, austero, rigido più sopportabile dalle alunne e che le accompagna come un'ombra tra le ombre nel loro cammino di crescita. Una fievole e costante luce che le rassicura, le aiuta, dona loro calore e rassicurazione. Diventa, ad un certo punto della vicenda, presenza essenziale e Abigail assumerà i contorni valoriali di un intero popolo che combatte  per la libertà. Gina dapprima scettica davanti a quella statua muta, che a detta delle compagne consola e aiuta, dovrà far capitolare il suo pregiudizio.
E allora, paradossalmente, quello stesso collegio diventerà luogo di libertà e la giovane protagonista non vorrà più lasciare. 
La scrittrice magiara riesce ad entrare in maniera profonda nella psiche di Gina, del suo tempo di adolescente con tutti i conflitti e le perplessità della sua età. Un adolescente in cammino verso nuove consapevolezze, nella sua elaborazione di una personalità che a contatto con altre ragazze diventa più realistica, meno capricciosa, più altruista. Sembra quasi che i conflitti interiori di Gina diventino al contempo i conflitti interiori di una intera nazione che deve decidere da che parte stare. E Abigail, coraggiosa, ha scelto da che parte stare, con chi lottare, con quale sentimento affrontare i tempi difficili di una guerra imminente.
Il romanzo parla sì di adolescenza, del desiderio di appartenere ad un gruppo, dei conflitti che spesso la caratterizzano. Amicizie che nel collegio Gina riesce un po' alla volta ad instaurare, nonostante i suoi pregi, che sono anche i suoi difetti. Essere umano imperfetto tra tanti altri essere umani imperfetti in quella comunità, compresi gli stessi insegnanti e il preside, sorpresi nella loro solitudine, nella loro fragilità. L'amicizia al Matula esiste nella maniera in cui si possono condividere piccoli segreti, costruire quella sorta di magica complicità che fa sentire meno soli, meno frustrati.
Ma il romanzo di Magda Szabó è molto di più di una vicenda adolescenziale o meglio è un cammino nella giovinezza che diventa cammino per ciascuno di noi che, in ogni momento della nostra vita, deve affrontare scelte, prendere decisioni importanti, dare una svolta significativa all'esistenza.
Il romanzo offre un contributo notevole al concetto di coraggio, alla lotta per un'idea, un principio, un valore. Ma il coraggio cresce parallelo alla maturità di una persona, alla consapevolezza di essere nel tempo, si rafforza nella conoscenza, nella saggezza. Gina ha una profonda evoluzione in questa vicenda e spinta dagli eventi desidera comprendere e diventerà essa stessa eroina, piccola forza per il suo popolo e per l'umanità tra innumerevoli altre forze.
Abigail non è solo un nome; è un valore, un sentimento, un ideale; è un simbolo di libertà, desiderio di bene, speranza nel futuro, coraggio, intuizione, comprensione, onestà, sacrificio.
Abigail attraversa i secoli. Lotta e  si sacrifica per il bene di tutti, per ciascun essere umano libero.

La mia lampada ha illuminato questa frase:
"Attraverso la finestra spalancata, da qualche parte davanti alla facciata di via Matula si sentiva un motivetto, il suono a tre toni del clacson di un'automobile, sul quale una volta, in un mondo distante e felice, che ormai era lontano e inconsistente come una fiaba, un padre aveva composto un testo per la sua bambina: Bimba Gina... Bimba Gina... - questo diceva il clacson, ogni qual volta lo premevano. Bimba Gina - celiava anche adesso il suono allegro, e un'altra volta e un'altra ancora, sempre più forte, e allora non sembrò nemmeno più allegro, ma tremendamente triste, e Gina si appoggiò al muro con la fronte, perchè le altre due non le vedessero il viso, perchè non conosceva nè la bruna nè la bionda abbastanza da lasciarsi andare in loro presenza senza vergognarsi. Bimba Gina... ormai il suono si sentiva solo da lontano... appena appena... e poi per niente".
 
 
Gli oli essenziali da utilizzare durante la lettura:
tre gocce di tea tree e tre gocce di menta da sciogliere nel bruciatore di essenze con candela bianca neutra, per schiarire la mente e purificarla.
 
 
  
Un po' di luce sull'autrice
Magda Szabó (Debrecen, 5 ottobre 1917 - Kerepes, 19 novembre 2007) è stata una scrittrice e insegnante ungherese. Si diplomò nel 1935 presso il Liceo protestante di Debrecen. Terminati gli studi di ungherese e latino nel 1940 presso l'Università di Debrecen, iniziò ad insegnare nella sua città natale al liceo protestante per ragazze. Dal 1945 lavorò per il Ministero della Religione e dell'Educazione fino al suo licenziamento, poichè la sua scrittura intimista non era in linea con le direttive del neo stato socialista.
Occupatasi inizialmente di poesia, dopo il 1958 la scrittrice si dedicò alla scrittura di romanzi e drammi. Nel 1978 ha vinto il premio Kossuth, prestigioso riconoscimento culturale ungherese.
Morì a novant'anni nella sua casa di Kerepes, cittadina vicina a Budapest. 
 
Bibliografia essenziale
 - "Ditelo a Sofia", (1958);
- "Affresco", (1958);
- "L'altra Eszter", (1959);
- "La notte dell'uccisione del maiale", (1960);
- "La ballata di Iza", (1963);
- "Il vecchio pozzo", (1970);
- "La porta", (1987);
- "Per Elisa", (2002).
 
 
 
La scrittrice Magda Szabó
 

 
 



 

 

 

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